
Proxy
Non vino senza alcol. Bevande costruite da zero per fare quello che fa il vino a tavola.
Bôtan Distillery · Cul Sec · Sius
Una proxy non nasce togliendo qualcosa: nasce costruendo. Infusi, succhi, aceti, estratti tannici, sale, spezie, assemblati e bilanciati fino a ottenere struttura, acidità, tannino e persistenza — le quattro cose che chiediamo a un calice quando lo mettiamo accanto a un piatto. È l'esatto opposto della logica del dealcolato, che parte da un vino e gli sottrae l'alcol, cioè il solvente che ne teneva insieme aromi, corpo e lunghezza, restituendo qualcosa di mutilato che chiede continuamente scusa per non essere ciò che era.
La proxy non finge. Non si chiama vino, non imita un'etichetta, non promette un Barolo senza alcol. Dichiara di essere una bevanda nuova che svolge una funzione antica, e questo cambia anche il modo in cui la porti al tavolo: non è un ripiego per chi non beve, è una scelta che si può proporre a chi beve.
È il prodotto su cui si costruisce un percorso di degustazione analcolico completo, ed è per questo che regge un prezzo di carta paragonabile a quello di un calice — con una marginalità che nessun'altra famiglia del catalogo raggiunge. Servizio da vino: calice, 10–12 °C, bottiglia aperta e versata davanti al cliente. Il rituale è metà del prodotto.
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