Le birre analcoliche di dieci anni fa erano birre normali a cui l'alcol veniva tolto dopo: se ne andava il corpo e restava in bottiglia un residuo dolciastro. Quelle di oggi si fanno al contrario, lavorando sui lieviti e sulla fermentazione: l'alcol non si toglie, non si forma. L'amaro del luppolo resta al suo posto e la bevuta chiude asciutta.
Skossa sta in questa seconda famiglia. Un lievito speciale fermenta pochi zuccheri e si ferma da solo sotto lo 0,5% in volume: è analcolica per come nasce, non per come viene trattata. Per questo si chiama "accidentalmente analcolica".
In carta è la porta d'ingresso: il cliente che non beve, o che quella sera guida, ordina una birra e ha una birra. Non serve raccontarla, serve solo averla. Tre stili coprono i tre momenti: la Pilsner per il banco e la pizza, l'IPA per chi beve artigianale, la Blanche per l'estate e il brunch.