Per il regolamento europeo il vino è il prodotto della fermentazione alcolica dell'uva fresca, con un minimo di gradazione. Dal 2021 esiste anche il "vino dealcolizzato", che in Italia il decreto del dicembre 2024 chiama "vino dealcolato": un vino vero a cui l'alcol viene tolto dopo, fino a scendere sotto lo 0,5%. Sull'etichetta quella parola è obbligatoria, e "spumante dealcolato" non è nemmeno permesso.
Levin non rientra in nessuna delle due. Non è mai stato vino, perché la sua fermentazione non produce alcol; e non è dealcolato, perché non c'è niente da togliere. Per questo Villa Noria lo chiama con il suo nome legale, "bevanda fermentata senza alcol a base di uva", e noi lo chiamiamo uva fermentata senza alcol.
Non è un cavillo, è il suo punto di forza. Un dealcolato è un vino a cui manca il solvente che teneva insieme aromi, corpo e lunghezza. Levin nasce senza, e viene costruito per stare in piedi così: acidità lattica al posto dell'alcol, glicerolo per il corpo, tannino dal calore per il rosso. In carta lo si racconta come una cosa nuova che fa il lavoro antico del calice, non come un vino diminuito.